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Il sentiero glaciologico della val MartelloIl sentiero glaciologico della val Martello
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Il sentiero glaciologico della val Martello

Generalità
Il sentiero glaciologico comincia al parcheggio del rif. Genziana e si snoda ad anello per una lunghezza di circa 10 km con dislivello in salita di quasi 600 m. L’itinerario è stato suddiviso in 9 tappe, al termine di ognuna è stata sistemata una stazione o un punto di sosta, da cui si effettuano le osservazioni. Il tempo di percorrenza, calcolato per un camminatore medio, si aggira sulle 4/5 ore, comprensivo delle soste per l’osservazione.

Quadro riassuntivo delle tappe:

N. Tappa Itinerario Tempo medio di percorrenza (escluso le soste) in min.
1: Dalla strada al rifugio Corsi 30
2: Dal rifugio Corsi alla diga(*) 15
3: Dalla diga alla cascata 15
4: Risalita del gradino di valle 30
5: Alla fronte della Vedretta Alta 30
6: Dalla Fronte alla morena sinistra 15
7: Dalla morena al rifugio Martello 15
8: Dal rifugio Martello alla diga 30
9: Dalla diga al Paradiso del Cevedale 30
*per la visita alla forra bisogna aggiungere 15-20 minuti

1° Tappa
Lasciate l’auto al parcheggio si segue il sentiero che porta al rif. Corsi (q. 2266 m); costruito nel 1882 dal Club alpino di Dresda, nel 1921 passò di proprietà al CAI di Milano che lo ricostruì nel 1927, dedicandolo alla memoria di Nino Corsi, sciatore ed alpinista.
Intorno al rifugio si notano una chiesetta ed alcuni ruderi, sede del Comando militare austriaco durante la 1 a guerra mondiale.
Osservazione:
Nell’area antistante il Rifugio e ai suoi lati si notano numerose rocce lisciate e tondeggianti con striature causate dallo sfregamento del materiale morenico trascinato dal movimento del ghiacciaio 700 anni fa.

2° Tappa
Dal Rif. Corsi si segue il sentiero fino al superamento del gradino di valle, da dove si ammira uno splendido paesaggio dominato dal Cevedale. Si raggiunge la 2° stazione situata sul bordo sx della diga di pietra (q. 2318 m), costruita con la tecnica del mura a secco utilizzando grandi sassi, su uno dei quali è incisa la data 1893. La costruzione di tale diga aveva lo scopo di dare sicurezza alla popolazione del fondovalle, bloccando eventuali alluvioni.
Osservazione:
Il versante dx orografico è caratterizzato da un grande e articolato terrazzo, su cui poggiano alcuni ghiacciai: Vedretta Serana bruibili alla Piccola Età Glaciale, e prodotte dalle lingue del ghiacciaio del Cevedale e della Vedretta Lunga.

3° Tappa
Prima di attraversare la diga si può visitare la parte iniziale della forra formata dal rio Plima fino alla galleria artificiale, scavata per consentire il regolare deflusso delle acque in caso di piena improvvisa.
Superata completamente la diga con una divertente passeggiata, si giunge ai piedi della parete rocciosa da cui scende una cascata formata dalle acque della vedretta Alta. Qui si trova il Punto di Sosta.
Osservazione:
si nota il caotico accumulo di materiale detritico, fra cui una torbiera, depositato in tempi recenti in seguito a frane o valanghe.

4° Tappa
La tappa si presenta come la più impegnativa dell’intero percorso; si risale il salto di roccia di quasi 200 m di dislivello, seguendo il sentiero n 37, fino al Punto di Sosta (q. 2550 m), posto sul spicca il Gran Zebrù.
Osservazione:
Si notano una serie di terrazzi, corrispondenti alle diverse fasi erosive, e cordoni morenici formatisi dai circhi delle Vedrette Alta e Ultima.

5° Tappa
Si riprende il percorso e superata una piccola ma caratteristica pozza d’acqua, si prosegue fino a raggiungere la fronte della vedretta alta, dove si trova il Punto di sosta a q. 2670 m presso un evidente segnale giallo sul lato dx orografico della fronte: si tratta delle segnalazioni utilizzate dagli operatori del Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige per le misure di variazione frontale.
Osservazione:
L’ambiente in prossimità di una fronte glaciale si rivela sempre straordinario per la selvaggia bellezza che lo caratterizza, e questo vale anche per la Vedretta Alta. Si nota un arco morenico di formazione recente, riferibile all’espansione glaciale del 1985. La notevole distanza fra il bordo del ghiaccio e l’argine morenico corrisponde al ritiro negli ultimi anni.

6° Tappa
Procendendo lungo il bordo del ghiacciaio si notano alcune sue caratteristiche quali la struttura, il colore, gli stati, la forma e l’aspetto e della parte inferiore dove il ghiaccio posa sul letto roccioso:
Questa rappresenta la fase culminante dell’intera esperienza del sentiero glaciologico. Seguendo il corso del torrente glaciale di sx, si raggiunge il fondo valle per una traccia di sentiero sulla cresta della morena, si raggiunge il punto di sosta presso un grosso masso con alcune sigle in colore giallo degli operatori glaciologici.
Osservazione:
Interessante è la visione panoramica della lingua del ghiacciaio da una parte e dell’intero vallone dall’altra, chiuso tra le due grandi morene laterali.

7° Tappa
Da questo ultimo Punto di Sosta (q. 2650 m) si discende la morena e seguendo il sentiero si raggiunge il Rif. Martello (q. 52610m); costruito nel 1981 di proprietà dell’AVS sorge su un terrazzo panoramico, base ideale per escursioni alpinistiche ad importanti cime: dal Cevedale alla Venezia, dalla Marmotta alla Serana e attraverso la Forcola in Val di Pejo nel Trentino.
Osservazione:
Si nota di fronte al rifugio l’ampio bacino dei ghiacciai della Forcola, con una interessante morena antistante, e del Cevedale, delimitato dalla cresta rocciosa che sale fino al Zufall; poi in senso orario il grande bacino della Vedretta Lunga.

8° Tappa
Lasciato il Rifugio Martello si scende sul fondo valle seguendo il sentiero n. 103; durante il tragitto si possono notare alcuni depositi morenici nella parte centrale della valle a qualche centinaio di metri dalla diga: il più esterno testimonia la presenza di una lingua glaciale fino ai 2300m di quota. Costeggiando il torrente Plima e attraverso un piccolo ponte sul torrente alimentato dalla cascata proveniente dalla Vedretta Alta, si raggiunge la diga di pietra.
Osservazione:
Questo Punto di Sosta si trova compreso tra le soste della 3° e 4° tappa, pertanto le osservazioni possibili sono le stesse

9° Tappa
Dalla diga si torna al rif. Corsi e seguendo il sentiero si raggiunge la zona di arrivo dove sorge l’Hotel Paradiso.
Costruito negli anni 1933/35 con grande sforzo, venne aperto al pubblico nel 1937; durante la 2° Guerra Mondiale divenne sede del Comando Militare tedesco; acquistato nel 1952 da un privato, che lo ristrutturò e lo dipinse di rosso, passò successivamente nel 1966 alla famiglia Fuchs.